LE 7 OPERE diMISERICORDIA SPIRITUALI – 5

Perdonare le offese, che si presenta quasi come una missione impossibile se solo riusciamo ad essere onesti con noi stessi. […]

  1. Consigliare i dubbiosi –
  2. Insegnare a chi non sa’-
  3. Ammonire i peccatori –
  4. Consolare gli afflitti –
  5. PERDONARE LE OFFESE –
  6. Sopportare pazientemente le persone moleste –
  7. Pregare Dio per i vivi e per i morti.

Perdonare le offese, che si presenta quasi come una missione impossibile se solo riusciamo ad essere onesti con noi stessi. Già, perché se ci dovessimo lasciare condurre dall’istinto e dalla spontaneità, la legge che ci guiderebbe – e che di fatto spesso ci guida – è quella detta del taglione, “occhio per occhio, dente per dente”. Diciamocelo francamente: dopo 2000 anni di cristianesimo anche quanti si onorano e si fregiano delle radici cristiane della nostra cultura si trovano a ragionare e ad agire in una prospettiva in cui ciò che domina è la vendetta. Lo stesso modo di pensare alla giustizia va nel senso di interpretarla in termini retributivi piuttosto che in senso riabilitativo. Quante volte, di fronte a crimini efferati ci scopriamo a pensare che certi delinquenti bisognerebbe chiuderli in carcere e gettare via la chiave!
Eppure, tutto il Vangelo di Gesù rema contro questa maniera di pensare. E quando l’evangelista Luca riprende il comando presente nell’opera di Matteo “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che sta nei cieli” (Mt 5,48), lo spiega e lo traduce con un più chiaro ed impegnativo “siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36). L’ultima parola di Gesù in croce è stata una parola di perdono nei confronti di chi lo aveva massacrato: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Ed anche questo è grandioso e illuminante: Gesù stesso sa che con le nostre sole forze non ce la faremmo mai a perdonare in certe situazioni, per cui affida al Padre il compito arduo di un perdono impossibile a noi umani, ma che ci coinvolge in uno sguardo di misericordia anche nei confronti di chi non meriterebbe nulla. Essere misericordiosi non significa riuscire per forza a perdonare. Quando non se ne ha la forza sarebbe già molto chiedere aiuto a Dio. Quando noi non sappiamo più perdonare possiamo chiedere a Dio che lo faccia lui. E porrà nel nostro cuore il perdono che non vi trova posto. Perdonare non sarà mai sinonimo di «girare pagina», non potrà mai significare far finta di niente o dimenticare che il male è male. Perdonare non sarà mai «dimenticare». Se si vuole perdonare davvero bisogna che la memoria sia molto forte e molto precisa dal momento che le ferite che il male produce nel nostro intimo, anche se guariscono, mantengono una cicatrice ben visibile e permanente.
Ma se desideriamo che il mondo di domani sia migliore di quello di oggi sarà necessario convincerci che “perdonare è più importante che avere ragione” (card. Danneels).

(Don Roberto Davanzo)

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