Padre Ezechiele: un seme fecondo di speranza

La testimonianza più convincente della speranza ci viene offerta dai martiri, saldi
nella fede in Cristo risorto. (…) Abbiamo bisogno di custodire la loro testimonianza
per rendere feconda la nostra speranza. (Spes non confundit n. 20).

Padre Ezechiele Ramin, (Padova, 9 febbraio 1953 – Cacoal, 24 luglio 1985)
missionario comboniano ucciso quarant’anni fa in Rondonia – Brasile.
Lele, era nato per proteggere i piccoli del Vangelo. Ezechiele Ramin è stato un missionario comboniano assassinato in Brasile dai latifondisti, per il suo impegno in difesa dei campesinos e degli indigeni Surui nello Stato brasiliano della Rondonia.
E’ ricordato come un martire dell’Amazzonia, ma il suo cammino di fede comincia da giovane, in patronato e nell’associazione Mani Tese. Nel 1980 diventa comboniano. Arriva in Brasile all’inizio del 1984, quando fa base a Cacoal e opera in un contesto di famiglie migranti dove la gente muore assassinata per un pezzo di terra strappata alla foresta. Scrive: «Ho parlato per l’ennesima volta di un altro leader assassinato, Marçal Tupà-y, l’indio guaranì che nel luglio 1980, davanti al papa, aveva denunciato
l’invasione delle terre indigene, l’eliminazione dei loro capi, la rapina delle loro risorse. Gli è costato la vita».
Lele sta dalla parte degli ultimi, sta con la Chiesa Popolo di Dio e tra loro è testimone incarnato della giustizia e della solidarietà, visita le comunità sparse nella foresta disboscata e di denuncia presso le autorità di tutti gli abusi di potere.
Comincia a ricevere lettere e minacce di morte e il 24 luglio 1985, Lele partecipa ad un incontro ad Aripuana in cui cerca di persuadere i piccoli agricoltori a non impugnare le armi contro i latifondisti. Al ritorno viene ucciso in una imboscata da 50 colpi di pistola. «Vi perdono» sono le sue ultime parole.